25.1.07

Una Corte Costituzionale sovietica


Cosa c’è di incostituzionale nel fatto che un cittadino imputato o arrestato, sottoposto a processo, finalmente riconosciuto innocente da un giudice indipendente, possa tornare libero e senza pensieri alla vita civile? Cosa c’è di incostituzionale nel fatto che una persona, la cui vita professionale, affettiva, pubblica, sia stata sequestrata per anni dalla trafila giudiziaria, dalle sue lentezze e dalle sue ansie, le cui finanze sono state munte per anni dai costi processuali, finalmente riconosciuta innocente da un giudice indipendente, possa considerare chiusi i suoi conti con la giustizia dello Stato? Leggeremo cosa c’è di incostituzionale quando la Consulta pubblicherà la sentenza con cui ha ieri cancellato la legge Pecorella che aboliva la possibilità di ricorso in appello da parte della pubblica accusa in caso di proscioglimento nel processo di primo grado.

Non condivido affatto il merito della sentenza, e, a occhio e croce, la giudico un ennnesimo atto della guerra politica imbastita, organizzata e condotta con ogni mezzo e agni costo da una parte, piccola forse ma dominante, del potere giudiziario contro Silvio Berlusconi. Al costo anche di sacrificare un principio giuridico fondamentale di libertà. Ma se la Consulta avesse ragione, e se l’Italia fosse così diversa dagli stati liberali del mondo, ci chiediamo se la Costituzione di cui dispongono i magistrati della Consulta non sia troppo simile a quella che nella vecchia Urss consentiva ai giudici sovietici di tradirne quotidianamente la lettera, e di usare i cittadini come meri strumenti del controllo politico dello Stato

6 Comments:

Blogger Beppe Vicari said...

Supercomandante Marcos bentornato alla trincea di 1°linea nella suprema lotta per la libertà. Qualcuno ebbe a dire in contesto storico diverso " Giustizia non esiste là dove non vi è Libertà ". La libertà la stiamo riperdendo iniziamo a riconquestirla dal campo della giustizia. Pacs e laicità sono dei lussi, il problema in Italia è il pane e la pasta delle libertà dell'individuo

2:30 PM  
Anonymous Anonimo said...

non ti seguo...gli individui hanno diritto ad impugnare le sentenze di condanna, giusto? Perchè lo Stato non dovrebbe impugnare quelle di assoluzione?

non ci vedo niente di pericoloso per la libertà, in fondo quando uno è innocente è innocente al primo come al duecentesimo grado di giudizio, e se la Giustizia è lenta o si accanisce nel tempo poi viene la prescrizione.

L'Unione Sovietica lasciala stare, in fondo siamo all'ennesima battaglia politica, di bassa politica...anche perchè quasi tutte le democrazie occidentali prevedono la riapertura del caso in presenza di nuovi elementi...

3:13 PM  
Anonymous primavereliberali said...

Il problema della giustizia non credo si risolva concentrandosi su quanti possano essere i gradi di giudizio e quali figure possano trasportare un processo da un grado di giudizio all'altro.
Certo è che il cittadino onesto, il quale ha inteso sopportare le spese di un processo, vuole giustizia, e non la vuole a 80 anni.
Certo è che bisognerebbe intervenire sul singolo processo, sulle indagini che vengono compiute a monte di questo, sull'autorevolezza culturale di taluni giudici (Dio non voglia, ad esempio, che un processo che sembra ma non è un furto di un panino vada a finire di fronte ad un giudice di pace!).
Io rintraccio, sia chiaro, il mio garantismo anche in una doverosa disparità tra accusa e difesa (in favore della difesa), ma nell'analizzare le proposte politiche che da dieci anni agitano il nostro sistema giudiziario mi pongo sempre dalla parte di chi si costituisce parte civile.
A chi soffre, a chi chiede tutela dei suoi diritti di fronte alla legge si arreca quasi un'ingiustizia pari al torto subito quando si logorano questi per anni tra documenti, avvocati, udienze in attesa di sapere se il delinquente la farà franca.
La legge Pecorella, nell'incostituzionalità oggi stabilita del ruolo improprio che assegnava alla Corte di Cassazione, può oggi come e più che ieri costituire una provocazione non superata. La sua direzione era giusta e la CdL dovrebbe trasmettere ai propri elettori e a tutti gli italiani la bontà di quella sua vis destruens nel territorio tutto da riformare della giustizia italiana.
Sarà ahimé compito degli storici che studieranno la nascita della Seconda Repubblica in Italia permettere ai loro contemporanei di ironizzare su quel mistero buffo per il quale, durante e dopo Tangentopoli, si diede alla magistratura un compito improprio, che sarebbe stato spaventoso la magistratura portasse a compimento e che sarebbe stato, per sfortuna di chi la caricava di legittime attese politiche non risolvibili per quella via, allo stesso tempo impossibile per la stessa portarlo a compimento.

8:29 PM  
Anonymous primavereliberali said...

In breve, sulla pane e pasta della libertà degli italiani...
Io credo che ci siano due grandi categorie (e grossolane in quanto grandi) di liberali in Italia.
Da un lato, chi si ferma appunto al pane e alla pasta della libertà degli italiani e dice "la libertà? l'abbiamo, l'avevamo, la stiamo perdendo, la dobbiamo difendere, riconquistare".
Nel secondo gruppo, ci sono coloro i quali non si fermano al pane e alla pasta, ma guardano tutto insieme e in parallelo e ritengono il superfluo niente affatto superfluo perchè in grado di dare un preciso sapore all'essenziale (un pò come il sugo sulla pasta o il condimento messo dentro ad un panino).
Per questi la libertà non era nel passato e non è nel presente più o meno a rischio di quanto possa esserlo nel futuro. Per questi essa va sempre ricordata, ripensata, estesa, valorizzata, concretizzata.
Io appartengo a questa seconda schiera di liberali, che rifiutano l'etichetta di conservatori. Ma credo che coi primi si possa discutere e costruire insieme a partire dal sentimento di rispetto per l'individuo, il mercato, la democrazia e le varie voci e fonti dell'Occidente che dovrebbero essere un patrimonio condiviso, quel patrimonio che Marco Taradash ha fatto bene a fissare nel titolo del suo blog.

8:43 PM  
Blogger Marco said...

diceva il saggio tacito: Corruptissima republica plurimae leges, e già siamo mezzi affossati.

chissà cosa avrebbe detto di una giustizia che decide di aver bisogno di tre gadi di giudizio per riconoscere che non sa dimostrare una colpa. altrove un procuratore che porta in giudizio una causa senza decenti supporti per vincerla rischia seriamente il posto.
e le cariche di magistratura sono elettive, altro che avanzamento automatico di carriera.

9:20 PM  
Anonymous Anonimo said...

Ma guarda che enormi cazzate si leggono su internet.
C'è persino qualcuno che pensa in materia di diritti e libertà costituzionali di saperne di più della Corte Costituzionale.
Da parte mia voglio ricordare che la difesa dei diritti degli individui dal crimine, è un dovere per lo Stato, e non vedo perchè questa esigenza dovrebbe essere meno forte delle garanzie per l'imputato.

2:02 AM  

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