16.5.06

Il discorso di Napolitano. O della differenza fra riformismo e verità


Riformismo della Resistenza: occorre superare “le vecchie laceranti divisioni nel riconoscimento del significato della resistenza (applausi a sinistra) pur senza ignorare zone d’ombra, eccessi e aberrazioni” (applausi a destra). Benissimo. Ma forse un accenno al fatto che “la liberazione dal nazifascismo” è stata dovuta essenzialmente agli alleati angloamericani avrebbe portato sulla via verso la verità. Un vero discorso riformista quello del Presidente: riformista della Resistenza, del comunismo, dell’antiamericanismo, del sindacalismo, del laicismo, del giustizialismo, dello statalismo. La morale? Non buttate via niente, guagliò.
Riformismo del comunismo: Napolitano ha la sua storia di comunista diventato post soltanto perché l’impero sovietico si è sbriciolato nel frattempo. Lo sappiamo. Però se si vuole fare un discorso alto sull’Europa non si deve fare riferimento ai nuovi ingressi nell’Unione presidio di pace e di tante altre belle cose, dimenticando che questi paesi all’Europa sono approdati dopo essersi liberati dalla schiavitù della dittatura sovietica.
Riformismo del sindacalismo: la Repubblica, ci ha confermato il Presidente, garantisce il diritto al lavoro. E pazienza se questa è una delle frasi più vuote e inconcludenti della nostra carta fondamentale. Essa però è sempre servita a riempire di un carisma istituzionale il traffico politico della triplice sindacale. Cui Napolitano offre l’atteso sigillo del riconoscimento del suo “ruolo decisivo”, pur chiedendole “forti aperture all’innovazione”. Come no! Come se non fossero i sindacati concausa principale degli scarsi riflessi del nostro sistema produttivo e dell’inefficienza dei servizi pubblici
Riformismo del laicismo: parole che condividiamo quelle di Napolitano sulla dimensione sociale e pubblica del fatto religioso. Ma che senso ha inserirle nel “deferente ringraziamento e saluto” a Benedetto XVI, se non confermare che in realtà ciò che sta a cuore è il rapporto con la Chiesa cattolica, da potere a potere, non la libertà religiosa come componente essenziale della libertà individuale?
Riformismo del giustizialismo: qui a dir la verità il Presidente si è risparmiato. Pensiero commosso alla dignità ferita, dalle tensioni con la politica, di coloro che sono chiamati ad assolvere “una così alta funzione costituzionale”, la giustizia appunto; eppoi omaggio al CSM, espressione e presidio eccetera eccetera. Tranne un accenno ai tempi lunghi dei processi tutte le aberrazioni giustizialiste sono passate in cavalleria, anzi, corazzeria.
Dulcis in fundo il riformismo dello statalismo: viva la sussidiarietà, ma intesa alla cattocomunista, come “risorse della partecipazione di base” che ovviamente spetta allo stato, e alle “istituzioni locali”, specie e come nelle regioni rosse immaginiamo, udite udite “canalizzare”. O forse voleva dire “cannibalizzare”?

11 Comments:

Blogger Carletto Darwin said...

Ciao Marco,
mi aspettavo una tua presa di posizione sulla fantastica legge antidroga liberale, quella che ha mandato in galera tre ragazzi ieri per 3 grammi di fumo...

12:55 PM  
Blogger marco taradash said...

Potrei risponderti: mi aspettavo che Emma Bonino chiedesse il ministero della salute invece che quello eccetera. Ma sarebbe una risposta imbecille, al pari della tua osservazione.

1:15 PM  
Anonymous inyqua said...

Come al solito tutto da sottoscrivere. In realtà alle maggiori cariche istituzionali sono andati gli elefanti del vetero-catto-comunismo. Questo garantisce essenzialmente una cosa: una sostanziale immobilità. A me del fatto se i comunisti mangiavano o no i bambini interessa assai poco: interessa invece che è un'ideologia morta e sepolta di cui qualcuno invece ancora si fregia come di una coccarda....Il discorso di Napolitano è un inno alla staticità. Proprio quello di cui il Paese non aveva affatto bisogno.

2:22 PM  
Blogger Lo PseudoSauro said...

Io la vedo nera con queste premesse. E la repubblica fondata sul lavoro, e l'antifascismo... la liberta' proprio non fa parte del bundle, e fino la felicita' e' andata in soffitta prima ancora che si insedi il governo, con buona "pace" di tutta la pacificissima coalizione. Un bel socialismo dal volto umano, magari quello di Dario Fo. La versione edulcorata di Gorbaciov: "proviamo a reinterpretare Marx". Direi che ora c'e' una perfetta coincidenza tra potere occulto e manifesto: vedi Engels... datemi Junio Valerio Borghese...

3:55 PM  
Blogger D.O. said...

Coglie appieno la vuotezza del neopresidente eletto.
Con Prodi la gerontocrazia al potere. E adesso aspettiamo il governo.

4:02 PM  
Blogger maurom said...

Giorgio Napolitano non è un signor nessuno. E' un nessuno signore.

11:13 AM  
Blogger Carletto Darwin said...

Non hai risposto. Mi basta.

3:42 PM  
Anonymous zanzara said...

Viene definito un migliorista. Termine che fa riferimento al migliorismo prampoliniano.

Da autorevoli opinionisti è stato associato a Giorgio Amendola.
Ma Amendola ebbe un coraggio politico che a Napolitano mancò. Nei confronti dell’estremismo sindacale ebbe atteggiamenti di decisa condanna. Napolitano mediava, frenava, non si dimostrò certo il riformista che oggi vogliono accreditare i suoi estimatori.

Negli anni della sua presidenza alla Camera, gli anni di Mani Pulite, scelse i magistrati di Milano tradendo la sovranità del Parlamento.

E’, come scrive Feltri, una natura morta, è soprattutto un postcomunista, un uomo di parte, che qualsiasi postdemocristiano potrà zittire.

2:36 PM  
Anonymous Anonimo said...

Caro Marco,
ti segnalo il seguente link .
Cordialmente,
Mises

8:17 PM  
Anonymous Anonimo said...

http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/cannabis/cannabis/cannabis.html

7:59 PM  
Anonymous Anonimo said...

Heylà Marco,sempre profondi i tuoi interventi,soprattutto democratici.
Ma forse non sai nemmeno cosa sia la democrazia,o forse sì.Altrimenti saresti già residente in USA.

3:02 AM  

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