11.5.06

Forse se ci fosse una sacra rota per i pacs...


Benedetto XVI fa semplicemente il suo mestiere quando ricorda ai cattolici, che forse non ne hanno grande memoria, vista anche la prassi della Sacra Rota in materia di annullamento, la dottrina della Chiesa sul matrimonio, riaffermando una antropologia dell’amore legato alle verità di fede. Però è verità empirica che nella società italiana esistono decine di migliaia di coppie, eterosessuali e no, cattoliche e no, che hanno scelto di vivere un unione “forte” pur senza celebrare matrimoni di stato o religiosi. Realtà che ha creato nel mondo delle democrazie liberali, che vedono al centro delle istituzioni politiche la libertà individuale, l’esigenza di regolarizzare legislativamente le unioni di fatto. Questa necessità è tanto più forte nel caso delle unioni fra omosessuali, perché in questo caso non è possibile, neppure teoricamente, l’alternativa fra situazioni di fatto e matrimonio.
E’ per questo motivo che i Riformatori Liberali ritengono importante procedere rapidamente in Parlamento al varo di una legge in tal senso, sulla base delle proposte di legge presentate nella scorsa legislatura anche da vari esponenti del centrodestra e di Forza Italia in particolare. Vale anche la pena ricordare che leggi fra le più innovative in tal senso sono state approvate in Spagna sotto il governo Aznar, senza suscitare particolari resistenze da parte di un episcopato che mai si è contraddistinto per una spiccata attitudine a una lettura innovativa della tradizione cattolica.

7 Comments:

Blogger Tudap said...

Io sono per i Pacs solo per le coppie omosessuali perchè è evidente la presenza di una lacuna legislativa che non tutela una determinata categoria di soggetti (le coppie gay appunto). Le coppie eterosessuali sono pienamente tutelate sia dal matrimonio religioso sia da quello di Stato, quindi non vedo perchè i Pacs debbano essere fatti valere anche per loro?

7:02 PM  
Blogger Paolo said...

L'idea che le espressioni delle libertà individuali debbano essere "regolarizzate legislativamente dallo stato" mi sembra francamente ben poco liberale, per nulla libertaria.
Cordiali saluti.

9:54 PM  
Anonymous Marco Paolemili said...

Lancio anche dal tuo blog una proposta d'incontro: Liberali per Roma, un appuntamento prima delle elezioni sullo stile di quello fatto qualche tempo prima delle politiche dai Tocquevillers a cui sono stato felice di partecipare.
Muoviamoci subito, contattatemi: paolemili@gmail.com

12:48 AM  
Blogger riccardo said...

perché regolamentare chi, non sposandosi, sceglie di non essere regolamentato?

e perché riconoscere così facilmente a qualsiasi coppia, di carattere transitorio (3 mesi per il divorzio), diritti superiori a quelli dei single?

12:01 PM  
Anonymous inyqua said...

Sono completamente d'accordo con Marco...è liberale invece costringere le coppie di fatto a 'sposarsi' per avere determinati diritti?

3:17 PM  
Anonymous caillean said...

mah... tutto questo riempirsi la bocca di "liberalità" a me sembra tanto un modo per ottenere vantaggi e diritti senza doveri. se ti compri una casa, ottieni il titolo a fronte del pagamento del prezzo : non ci sono levate di scudi per cui tutti devono poter avere la casa, sia quelli che la pagano che quelli che non la vogliono pagare.
se ti leghi ad una persona, i casi, secondo me, sono due : se lo fai a puro titolo affettivo, e non vuoi vincoli al legame, non ti interessano nemmeno i benefici collaterali che ha chi invece ai vincoli si assoggetta, proprio per il diverso valore che dai al legame. se i benefici li vuoi, che difficoltà hai a sottoscrivere anche i vincoli? qui, cari miei, seocndo me è solo puro opportunismo...

1:04 PM  
Anonymous Amerikano said...

Caro Marco,

invece che introdurre nuove norme come i Pacs e invece che scatenare una "guerra di religione" intorno ad uno spazio pubblico che ognuno (legittimamente) vorrebbe a propria immagine e somiglianza, tanto i cattolici come i non cattolici, perché non concentrarsi sull'abolizione di norme che oggi regolano ciò che non dovrebbe essere regolato?

In fondo, la scelta più liberale consisterebbe nel "de-codificare" le unioni matrimoniali, riportandole a ciò che sono state per secoli (il Codice, va ricordato, ha circa due secoli di vita... 1804, Code Napoléon!).
Un cattolico come Rosmini era contro il matrimonio civile, perché riteneva che cattolici, ebrei, protestanti ecc. non avessero bisogno di un "timbro" di Stato per sancire le loro unioni: bastavano le loro religioni (che sono anche ordinamenti giuridici!) ed eventualmente i loro contratti.
Ho letto qualcosa di simile in un libretto di Lottieri, "Comunità e denaro" (Guida), e credo che il tema andrebbe ripreso.

9:19 AM  

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