3.5.07

Aboliamo il Concertone (e la Chiesa si faccia qualche domanda)


Datemi retta. Il problema del concertone non è Andrea Rivera. E’ il concertone. Partito come manifestazione a sostegno del sindacato si è trasformato nel suo opposto. L’unico servizio che ormai Cgil-Cisl-Uil rendono al mondo del lavoro è infatti l’organizzazione del maxi-concerto, che garantisce ogni anno lavoro e salari a un mare di persone grazie a sponsorizzazioni e alla diretta di Rai3. E pazienza se, come è capitato al Festival di Sanremo, che si è mangiato la canzone italiana, il Concertone si è mangiato il sindacato. In cambio dei cinqueminutini sul palco ne ottengono cinquanta in diretta tv, e la pubblicità vale la spesa. Intanto il mostro si evolve, si ingrossa, s’involgarisce. Grazie a Claudia Gerini, una che presenta gridolinando, proclama di essere cambiata dopo l’ascolto di Chuk Berry, dice tutto con l’esclamativo, Piazza San Giovanni non ha più nulla da invidiare al casinò della Riviera. E’ il festivàl di Sanremo del luogocomunismo, dei soviet cantautorali, del guevarismo inteso come versione politica del bovarismo, vale a dire frustrazione mixata col velleitarismo, del me la canto e me la suono. Eccezionalmente vi brilla una stella, come accadde l’anno scorso con Vinicio Capossela, di solito sono otto ore di bruma musicale e di afrore ideologico. Ma, come accade a Sanremo, l’ufficialità delle riprese Rai fanno del Concertone una ribalta mediatica capace di trasformare ogni comparsa in divetto e ogni banalità in “dibbattito”. Di qui l’appello per un nuovo referendum: aboliamo il Concertone, o in alternativa Rai3. Tanto le botte rischiamo di pigliarle anche raccogliendo le firme solo sulla legge elettorale, come è successo a Segni in Piazza San Giovanni.
Quel che vorremmo davvero scongiurare è che una battuta scontata di un apprendista comico sul Papa e le ambiguità della Chiesa diventi caso politico e affare di Stato. Magari avranno ragione Alberto Melloni, Francesco Paolo Casavola, Antonio Socci: non si scherza col fuoco, e quando le Br minacciano, quando il capo dei Vescovi è sotto scorta, quando i cristiani sono massacrati nei paesi islamici, meglio rinunciare alla critica, all’ironia, alla beffa. Magari. Io la penso all’opposto: non mi importa se le vignette anti-islamiche sono divertenti, ciò che conta è che siano libere di circolare. Non mi importa se Andrea Rivera fa una battuta che non graffia o graffia troppo, ciò che conta è che la dica senza temere ritorsioni (e l’accostamento al terrorismo lo è). Resto dell’idea che la libertà sia il miglior antidoto ai rischi ad essa connessa, e che il terrorismo non farà proseliti se il creazionismo viene messo alla berlina.
E d’altra parte la Chiesa ha oggi l’occasione di riparare a qualche svista metodologica. Mettiamo il caso che qualcuno commentasse così le minacce a monsignor Bagnasco: “Va deplorato con fermezza che vescovi o sacerdoti siano stati e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente.. Ma se il clericalismo viene riconosciuto come un diritto o una cosa buona nessuno dovrebbe sorprendersi se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”. Tutti noi giudicheremmo inaccettabile e piuttosto ipocrita questo deplorare e insieme comprendere. Lo chiameremmo giustificazionismo. Ma se questi concetti fossero tratti da un documento vaticano sull’omosessualità, cambierebbe il nostro giudizio? Eppure nella “Lettera al Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali” firmata, per conto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal Cardinale Joseph Ratzinger, in data 10 ottobre 1986, proprio questo si legge: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino... Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”.
Credo che di fronte alle minacce terroristiche (quelle vere, non quelle assimilate per comodità) la Chiesa dovrebbe interrogarsi su questo modo di trattare la violenza contro chi non si adegua ai suoi dettami. Deplorare la violenza ma non sorprendersi se chi non rinuncia alla propria libertà ne cade vittima, questo non è ben fatto.

7 Comments:

Anonymous Robinik said...

Il finale mi ricorda i ragionamenti che i soliti idioti fecero all'indomani dell'11/9.
L'America si deve interrogare sul perchè qualcuno ha voluto abbattere le torri.

Un post degno di apparizione su "Repubblica"...

3:38 PM  
Anonymous Alessandro said...

vero, il problema del concertone non è rivera ma è il concertone stesso, che sta diventando davvero poco "unitario", anzi forse non lo è mai stato, ma ogni anno aumentano le polemiche, qualsiasi cosa si dica: due anni fa era il monologo di bisio su testo di michele serra che spiegava a tutti che i bambini, cioé i buoni e gli innocenti, sono di sinistra perché la sinistra è naturalmente buona e innocente. la sparata di quest'anno è molto più dozzinale e inelegante, ma la logica non cambia: questa piazza è "nostra". la reazione dell'osservatore romano, mi dispiace ammetterlo, è esagerata. però l'occupazione di una piazza e il suo uso a beneficio di una parte, quando sarebbe preparata per tutti, è davvero molto indisponente.

4:22 PM  
Anonymous Metafisico said...

Ma i cattocomunisti e i radicalitalioti nichilisti quand'è che si faranno un esame della loro marcia coscienza?

7:12 PM  
Anonymous inyqua said...

Ottimo post Marco. Devo dire che oggi per la prima volta sono stata d'accordo con Ferrara: se si gioca al gioco del luogo pubblico dove scontrarsi, si deve accettare anche il gioco sporco e si 'dovrebbe' essere in grado di opporre una Chiesa linda ed immacolata, ben diversa da quella che oggi ci appare: aggressiva, presupponente, antistorica ed anche permalosa....:-))))

9:00 PM  
Anonymous Stefano said...

Siamo alle solite, stai a vedere che la colpa e' di chi deve stare sotto scorta e riceve i proiettili per posta, spediti da quegli idioti che si sentono giustificati oggi dal climma culturale ed ideologico come si sentivano i loro zii negli anni 70.
Quante volte le parole dei maestrini ideologici hanno armato la mano di poveri idioti?
Un conto e' la discussione politica e filosofica. Anche dura. Un conto e' l'insulto e la squalifica morale, che autorizza implicitamente alla violenza.
Che un Taradash o un'Inyqua non lo capiscano - o non lo vogliano capire - svela gli istinti pavloviani dell'area (ex-post-fu) radicale italiana: appena squilla il campanello chiesa hanno sempre ragione gli altri.
Bell'esempio di liberalismo.

4:30 AM  
Anonymous l'Occidentale said...

Anche noi dell'Occidentale ci siamo occupati del "caso" di Rivera. In particolare se ne è occupato il direttore, Giancarlo Loquenzi, che ne l suo blog affronta la questione partendo dalle critiche fatte all'Osservatore Romano per avergli dato del "terrorista". Un oezzo interessante e divertente che offre numerosi spunti di riflessione.

http://www.loccidentale.it/node/1742

10:21 AM  
Anonymous Jolanda said...

Robinik! ma che dici? Marco scrive che non ci deve essere trattamento diverso per vescovi e omosessuali e tu gli dai del repubblichino? Lo paragoni a Chiesa per difendere la Chiesa? Torna fra noi!

1:35 PM  

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