28.2.06

Stato “alla francese” e parastato “all’italiana”

Dopo l’ennesima impuntatura sciovinista francese sull’opa Enel, l’Italia non faccia l’errore di rivalutare l’italianità. Il costo per l’economia italiana sarebbe insostenibile. Il totem dell’italianità, cui ha voluto immolarsi il governatore della banca d’Italia, ha prodotto, oltre che illegalità, l’impoverimento delle strutture produttive del paese e l’isolamento delle nostre imprese dai grandi mercati internazionali. La Francia può permettersi di tradire la logica del mercato unico europeo, e di giocare una partita solitaria di potenza contando da una parte sulla gestione diretta da parte dello Stato di imprese robuste e protette dalla concorrenza, dall’altro sulla tutela statale dei settori ritenuti di interesse strategico (dall’energia alla grande distribuzione fino all’industria cinematografica). L’Italia, che ha una struttura economica completamente diversa, debole nella grande impresa, forte, ma in difficoltà, nella piccola e media, ha assolutamente bisogno di aprirsi al mercato dei capitali, delle tecnologie e del management internazionale.

Da noi, nonostante i tentativi del governo Berlusconi, il governo dell’economia resta di fatto nelle mani di un parastato di più o meno recente costituzione formato dall’intreccio fra le perenni oligarchie sindacali e il blocco delle grandi aziende deficitarie, ma protette dalla rendita; imprese senza rischio in cui si sono riciclati, all’epoca delle grandi privatizzazioni, i capitalisti senza capitale che dominavano l’industria italiana. L’economia per giunta è ancora frenata da vincoli protezionistici di ogni genere sul mercato interno, da un eccesso di burocrazia a ogni successivo livello dello stato, da una pletora di strumenti assistenziali diretti alle imprese e al mondo del lavoro. E’ un modello di sottosviluppo, refrattario all’innovazione e al rischio, che ha bisogno di uno shock liberista per rimettersi in movimento e tornare competitivo.

Antonio Martino ha scritto sul Focus dell’Istituto Bruno Leoni che la mossa del governo francese, che ha bloccato l’Opa di Enel su Suez, di fatto nazionalizzando quest’ultima, è ispirata da una logica nazionalistica vecchia di secoli perché la nazionalità del proprietario di un’azienda è assolutamente irrilevante: “quello che conta per gli acquirenti del suo prodotto, per gli azionisti e per i dipendenti,
è che abbia dimensioni economiche, che sia gestita efficientemente, e sia, quindi, in grado di dare ai consumatori un buon prodotto a prezzi contenuti, agli azionisti dividendi e crescita del valore delle azioni, ed ai dipendenti compensi adeguati e prospettive di stabilità dell’impiego”.

E’ tutto vero, ma a una condizione che, purtroppo, da noi, a differenza del Regno Unito da Margaret Thatcher a Toni Blair, degli Usa da Ronald Reagan a George W. Bush, non si è ancora verificata. La condizione sine qua non è che si guardi all’azienda dalla parte del mercato, ovverosia del consumatore, come fanno i liberali. Se si guarda dalla parte del controllo, come fanno i tambur maggiori dell’economia sociale di mercato, il discorso cambia. I controllori non accettano di rinunciare al loro potere in cambio né della libertà né dell’efficienza (qualità non necessariamente connesse, ma che nel mercato libero tendono virtuosamente ad assimilarsi). Allora sì che la francesità o l’italianità conta (e da noi conta soprattutto i debiti). Ciò che vale per lo Stato “alla francese”, vale purtroppo anche per il parastato dei produttori “all’italiana”.

6 Comments:

Anonymous Anonimo said...

vai a farti fottere fascista!!!!

12:15 AM  
Anonymous Cantor said...

Beh che dire...darti del fascista è la cosa più comica che mi è capitato di leggere da un pò di tempo a questa parte, non trovi?
Comunque bel post.
I liberali fanno paura quindi o sono aggrediti o sono ignorati.
Ciao.
Cantor

12:27 AM  
Blogger Nilo said...

Nella guerra tra Francia-Italia sul caso Suez chi ne esce realmente sconfitta è l Ue e il sistema politico-economico che doveva essere punto fermo e trainante del mercato inter-europeo. Tutto ciò è fallito , la Francia e la Ue tutta che invocavano il rispetto delle regole sul caso Bankitalia , ora cascano nello stesso calderone e serve a poco gridare e chiamare in causa l’agglomerato tecnoburocratico europeo, perchè l’Italia da ciò che si evince dalle dichiarazioni di Kroes e Mccrevy rispettivamente commisario europeo alla concorrenza e rresponsabile del mercato interno europeo , non avrà nessuna soddisfazione se non quella “morale” . In pratica la Francia è una merda ma noi non possiamo farci nulla , perchè a quanto pare ciò che ha fatto non è virtualmente vietato ma è solo “scorretto”.
Sotto il profilo squisitamente politico , la Cdl ne esce sul momento sconfitta, l`Italia indebolita nella politica estera , e l’Ue con un destino incerto da questo momento, in quanto quella politica e tutti i concetti collegati ad essa, su libero mercato interno , si sono disciolti e tocca da oggi ricostruire tutto, riformare determinate regole affinche` questa Europa non ne sia schiava e , soprattutto, che queste regole siano chiare e dure per tutti , senza figli e figliastri come spesso è capitato in questi anni. Per ora il destino opa-co della Ue sembra scritto, quello dell ‘Italia si sta incamminando sulla stessa strada. Rimane un dato di fatto : la Francia ha scavalcato le regole ancora una volta , ricordiamocelo a futura memoria

3:39 PM  
Blogger Nilo said...

Per l'Italia proprio per non finire come sta finendo tutta l'Europa e non far ricominciare Lega e quanti vorrebbero ritornare indietro nel tempo nazionalizzando o facendo barriere costitiuendo di fatto il neoprotezionismo di stato , auspico che qualuno prenda in seria considerazione 2 cose : la reale apertura dei servizi , del mercato inter-europeo e l'agenda Giavazzi , altrimenti il lento declino della politica economica italiana ed europea (gia' pesantemente sconfitta da un patto si stabilita' paralizzante) , sara' disastroso.
Saluti e complimenti!

3:42 PM  
Blogger Tudap said...

Una volta ho letto un commento in cui anche ad orso di pietra (Arturo Diaconale) veniva dato del Fascista. Grasse risate anche allora.
Per i rossi sono fascisti tutti quelli che non sono comunisti...
Cmq bel post MT

4:32 PM  
Blogger Nilo said...

dare del fascista ad un radicale è come dare del co unista a berlusconi.

Chi ha scritto quella cosa nel commento era uno squilibrato , cosa pensare di piu'?

p.s. Anche io radicale e anche a me non manca occasione che qualcuno mi apostrofi allo stesso modo , quindi non mi scandalizzo piu' di tanto.

4:54 PM  

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